ALCUNE NUOVE MEDICINE PER LO SPORT

Ieri sera, ho partecipato, vincendo il

pregiudizio ciellino, al primo dei tre

incontri, in cui si affrontano i problemi

legati allo sport, assieme ad almeno un

centinaio di presenti, tra cui i due

assessori allo sport e alle attività educative.Sapevo che sarebbe stata dura

cavarne qualcosa di fantastico, perchè

quando si parla di problemi dello sport,

difficilmente si affronta il nervo scoperto,

ora ci provo io, senza la presunzione di

voler dire cose intelligenti per forza, solo

facendo appello all’esperienza maturata in una società dilettantistica di calcio, senza tirare in ballo il papa o il don Giussani, loro in

questo caso, non servono, hanno altro a cui pensare…

Primo problema con suggerimento di risoluzione: il presidente.

Il presidente è il responsabile in toto di una società, prima di fondarla, bisognerebbe fargli un esame delle motivazioni sulla

scelta di intraprendere questa avventura. Per fare il presidente

servono idee chiare sul progetto, serve denaro a sufficienza per

perseguirlo, serve controllare di anno in anno l’attività, ogni anno,

tutto dev’essere verificato e in ordine, altrimenti, non si prosegue,

non si affidano bambini e ragazzi a chi pratica il pressapochismo.

Secondo problema: gli allenatori e i dirigenti.

Gli allenatori non possono e non devono essere persone che hanno

effettivo bisogno ‘del rimborso spese’, tale rimborso è dovuto in

maniera sacrosanta, ma non può essere annoverato tra gli scopi

sociali, l’allenatore DEVE essere prima educatore e ‘psicologo’

e poi ‘istruttore’, senza queste priorità, la frittata è dietro l’angolo,

i ragazzi hanno bisogno di belle figure che li aiutino a sentire bella

la vita, non altre figure urlanti (nella vita c’è troppa gente che urla).

Dovrebbe essere obbligatorio un patentino, con corsi di aggiornamento continui, anche l’allenatore ha bisogno di gratificazioni, e non sono solo i risultati sportivi positivi che devono donargli questo…Se non ha questi requisiti, l’allenatore

deve cambiare mestiere…

Terzo problema: i genitori.  Gira in tutti i campi sportivi la battuta in cui si dice che la migliore squadra da gestire è quella di ragazzi

orfani, e in questa affermazione c’è cinismo ma anche molta verità;

i giovani sono frustrati anche dai loro genitori, i quali li vedono

come oracoli, come super eroi, mai come ragazzi normali, i genitori

non si ricordano mai di applaudire i bei gesti tecnici e non si ricordano mai di incitare in maniera originale i ragazzi, i genitori

urlano contro l’arbitro o gli avversari, difficilmente riconoscono

i limiti del proprio figlio o della propria squadra, diciamolo: i genitori sono mediamente un disastro per i propri figli, sportivamente parlando ( e non solo…sigh), anche loro avrebbero

bisogno di un patentino, o almeno un supporto psicologico per

affrontare figlio, gruppo, altri genitori… Non voglio colpevolizzare

la categoria, ma c’è troppo da fare per riportare allo sport un valore

completo, qui, ora in questo terzo millennio, non ci siamo proprio,

e le colpe sono tutte sociali, sono tutte causate dall’ignoranza

dell’essere, dalla carenza di saper vivere il presente…

Quarto problema, non meno importante degli altri 3: i giudici,

gli arbitri… Questa è una figura fondamentale per l’esercizio

sportivo, non si possono mandare sui campi ragazzi (anche loro)

scarsi, spesso scarsissimi ad arbitrare gli incontri. L’arbitro deve conoscere a menadito i regolamenti dei vari sport, e non deve,

sulla pelle di altri giovani, rovinare le ‘domeniche’ ad altri, sperimentando la propria incapacità. L’arbitro deve capire che è

una figura fondamentale per lo svolgimento dell’attività sportiva,

non deve essere un dilettante allo sbaraglio, fine psicologo della

gestione delle partite, solo cosi si annullano le tendenze ‘ultras’

degli spettatori-genitori-tifosi, pronti in ogni momento ad assalire

l’errore dell’avversario o arbitro e giustificare l’errore dei propri

beniamini… Penso di aver riassunto tutto, quando si dice: lo sport

metafora della vita si dice il vero, la vita e la società sono un vero

casino e disordine, fatto di opportunismo e ingiustizie, lo sport

si adatta a queste cose, sempre nel modo peggiore, ma su questo.

forse, una speranza c’è…

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