DRIO EL CONDùTO

Prima di scrivere questo post, ho fatto un giro virtuale su google maps, per riscoprire le poche strade che conosco in quel paesino in provincia di Rovigo, e mi sono accorto che la forma dei confini di questo Comune è veramente incredibile e ve la faccio vedere qui:

Trentadue kilometri quadrati, quasi il doppio di Legnano e 5000 abitanti, la dodicesima parte della Città del Carroccio. Il mio legame con Villadose sono le numerose vacanze estive degli anni ’70 fatte con la nonna Pasqua che tornava al paesello a ritrovare fratelli, sorelle, nipoti… L’alluvione del 1951 devastò Villadose, molti persero vita e casa, per molti altri il trasferimento in Lombardia o in Piemonte fu l’unica speranza… E allora in questi giorni di reclusione forzata, tra i tanti ricordi che affiorano, non mancano i flashback di quelle vacanze, immersi nella natura, in un contesto che poco ha a che fare con quello della mia vita iniziata e trascorsa per 56 anni a Legnano. Ma qui a Villadose c’è anche il seme della mia vita: nonna Pasqua e nonno Valente sono nati e cresciuti li, in una passione d’amore è nato mio padre Ugo e guarda il caso, anche mia mamma Ivana è nata li anche se poi si sono sposati qui a Legnano… Poi la verità è che mi piaceva molto stare la in quei 10-15 gg che mi erano concessi, il viaggio in treno, la Zia Lucinda che ci veniva a prendere in stazione, i cugini e le cugine, le zie, le nonne e nonni aggiunti… A Rovigo si andava dalla zia che abitava in centro prima e in una bellissima villa poi, mentre drio el condùto si andava da Milio e a Nadaìna, fratello e cognata della nonna Pasqua che faceva parte de a famèja dei fornari… E in quel ‘conduto’ già pieno di una spessa coltre di verde negli anni ’70, il mio papà diceva che da ragazzino ci faceva il bagno coi suoi compagni di gioco e a me al pensiero faceva un po schifo… Raccogliere i cetrioli e la verdura, spostare del fieno col rastrello, vedere la mucca e l’asina nella stalla, andare a fare i bisogni nei campi, le galline e i coneji nel pollaio, il pozzo con la pompa a mano… Tutte sensazioni uniche, indimenticabili. E che dire de a fièra de san Bortoò a pochi metri dove abitava a Mariasunta e Barin… E i soprannomi che si usava dare a tutte le varie famiglie: i zopelari, cencio bòtà, a pònciona, i camarini… Avendo avuto in casa la nonna fino al 1997 il dialetto me lo sono tatuato sulla pelle, e i discorsi erano sempre quelli… Villadose, guardata ora su google sembra così diversa, el metano mi sa che è rimasto ancora un punto di riferimento, ho visto che è nata una folta zona Industriale verso Adria, ma negli anni 70 quando la frequentavo mi sa che si è no c’erano 3500 abitanti, visto la mole di abitazioni nuove nate in seguito… C’è ancora la gara dei pattini in centro alla festa di san Bartolomeo ? Mah, chissà se tornerò qualche giorno a rivivere laggiù, mi piacerebbe, ho visto che avete un palazzetto dello sport che a Legnano ancora sognamo… E il dialetto? In questi 40 anni lo avete abbandonato o resiste stoicamente ? Drio èl condùto ghè un tòco de a me vita… Berti, Corazza, Biasin, Barin, Barducco, Veronese, Pavan, Brazzo, Govoni, Chiarato, Amaro, Zennaro… Questi i cognomi dei vari parenti che ricordo…

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